Andrea Got Lost

Travelblog di un globetrotter

Arrivo in Laos, prime impressioni

Lascio Chiang Rai di primo mattino e mi dirigo verso il confine con il Laos..il momento è arrivato!
Fa caldo e nel primo pomeriggio, dopo circa ottanta chilometri, risento il dolore alle ginocchia. Ma questa volta il dolore è accompagnato pure da un fastidio ai tendini della parte di dietro della gamba..!
Cerco di non pensarci canticchiando a voce alta “Laos I’m coming..!!” (una canzone che non esiste). Cerco anche di godermi il paesaggio ma oltre la strada e i campi coltivati a pochi metri non riesco a vedere. Tutto il resto è coperto da una fitta nube bianca. Una nube, scopro in seguito, che si crea da anni in questo periodo a causa dell’inquinamento proveniente dalla Cina. In più in questo periodo dell’anno vengono appiccati fuochi stagionali un po’ ovunque.
Non vedevo l’ora di attraversare il ponte che attraversa il Mekong e collega la Thailandia con il Laos, invece scopro che gli aguzzini non te lo permettono, costringendoti a prendere un bus e pagare cinque dollari per cinque minuti di viaggio.
Ottengo il visto alla dogana (il poliziotto mi ha offerto una birra, quindi ha guadagnato mille punti) e mi dirigo verso Huay Xai, il paesino subito dopo il confine.
Noto subito che moto e macchina vengono verso la mia direzione e penso che gli autisti del Laos siano più spericolati di quelli Thailandesi, invece dopo un un paio di metri capisco che quello contro mano sono io. In Laos si viaggia sulla destra, e non essendo più abituato mi viene difficile tenerla..che strana sensazione!
Con grande dispiacere noto la grossa differenza con la Thailandia, che si trova giusto dall’altra parte del fiume. Il Laos è uno dei Paesi più poveri al mondo e ottengo conferma di questo dopo i primi chilometri. Vacche, galline e topi popolano le strade. Le fogne scorrono a cielo aperto sui bordi delle strade, davanti alle case e ai ristoranti.
In strada inizio a chiedere direzioni per il paesino, c’è chi mi dice di andare a sinistra, chi a destra, chi mi dice che dista cinque chilometri, un altro dieci, un altro cinquanta. Chiedo altre informazioni ma la risposta è sempre la stessa: sorriso ebete in faccia e un continuo “yes yes”. Mi affido quindi al gps.
Scopro in breve che tutte le Guest House costano sopra i dieci dollari e questo mi sconvolge dato che ero abituato a pagare la metà. Per il cibo idem, tutto costa paradossalmente più della Thailandia! In seguito mi spiegano che questo dipende dal fatto che in questo Paese non si produce quasi niente e tutto è importato dai Paesi limitrofi..
Noto inoltre l’invasione cinese in ogni angolo. Ovunque cantieri e nuove costruzioni con cartelli scritti in cinese. Mi dicono in seguito che il governo Cinese sta incentivando l’emigrazione verso queste zone pagando una somma al mese alle famiglie che decidono di vivere e comprare casa qui…

Anche qui le montagne che circondano il Mekong sono coperte da una fitta coltre di debbia bianca…

Nel frattempo il dolore alle ginocchia è aumentato e non mi sento pronto per la scavalcata delle montagne a Nord, quindi a malincuore decido di prendere una barca per andare a Luang Prabang. Un lungo e lento viaggio di due giorni…
Viaggio in battello sul Mekong, relax totale circondato da scenari unici. Era quello che mi aspettavo.
La realtà invece era un po’ diversa. Appena arrivo al porto, un assistente mi fa capire che la bici andrà a finire sul tetto. Addio bici, penso. Affondata nel Mekong, mica male come fine. Passo le sette ore a guardare i lati del battello e vedere se ci fosse qualche bicicletta volante. Ma per fortuna tutto va liscio. Il battello si riempie di turisti, tutti i posti (sedili di seconda mano provenienti da qualche sfascia carrozze) sono pieni e non c’è posto per muoversi. Dopo un po’ alcuni iniziano a sdraiarsi in terra e crearsi un posticino comodo sopra la montagna degli zaini dispersi un po’ ovunque. Un paio di minuti dopo la partenza, il battello si ferma. In mezzo al fiume, in balia della corrente. Nel giro di qualche istante capiamo che siamo in avaria. A quanto pare il timone ha smesso di funzionare. Veniamo traghettati dunque di nuovo al porto, con qualche difficoltà. Una volta arrivati al porto cambiamo imbarcazione, penso. Invece no, a quanto pare il timone ha deciso di funzionare di nuovo quindi ripartiamo. Bene, penso, almeno io e Bruna affonderemo insieme.

L’acqua del fiume è marrone e a pelo d’acqua galleggiano sacchi di plastica pieni di spazzatura, bottiglie di plastica, infradito e scarpe di ogni genere. Il capitano fa slalom tra le diverse rocce che spuntano ovunque.
Le montagne che ci circondano si possono scrutare a malapena, coperte sempre da quella foschia che ormai ricopre ogni cosa.
Affianco a me inizia a crearsi una combriccola di americani che fanno festa con casse di birra e che iniziano a schiamazzare e parlare di argomenti stupidissimi.
Io restio mi metto le cuffie nelle orecchie e ammiro il paesaggio. Cerco di rilassarmi e godermi quel poco che si vede e, massaggiandomi le ginocchia, riesco finalmente a perdermi con i pensieri tra le montagne.
Di tanto in tanto scorgiamo i villaggi nascosti tra la foresta, mucche che si abbeverano (o si avvelenano) ai lati del fiume e i bambini che ci fanno il bagno. Delle scene mai viste prima, molto affascinanti ma in qualche verso molto tristi. Soprattutto mi ha fatto venire tanta tristezza vedere i bambini guardarci incantati mentre praticamente ognuno sulla barca, compreso me, li fotografava.

Prima di arrivare a Luang Phrabang si fa sosta a Pak Beng, un piccolo e povero villaggio tra le montagne. Nel momento in cui arriviamo al porticciolo vedo una decina di imbarcazioni messe tutte in fila e centinaia di turisti ammassarsi davanti ai tuk tuk pronti a partire.

È in questo momento che tutte quelle barche mi sembrano dei salvadanai e noi le monete che ruzzolano fuori. Mi viene voglia di scappare da tutto ciò, decido quindi di fare lo slalom tra i locali che cercano di offrirci di tutto, e inizio a pedalare verso le montagne fino a che non fa buio. Riesco a trovare un posto abbastanza appartato con vista Mekok…finalmente ho trovato quello che cercavo!
Piazzo la tenda e mi sdraio. Dopo un’oretta noto che il paesino è completamente al buio e le montagne vengono illuminate solo dal chiarore della luna.

Vengo svegliato da delle voci che urlano verso la mia direzione. Esco dalla tenda e un gruppo di quattro persone mi puntano la luce in faccia e solo dopo qualche istante riesco a scorgere dei mitra spianati. Solo uno di loro riesce a dire qualche parola in inglese. Mi controllano il passaporto, che gli do pensando di non riaverlo mai più, mi perquisiscono i bagagli e mi fanno capire che non posso stare li. Restituendomi il passaporto, mi fanno smontare la tenda e mi dicono di seguirli verso la Guest House più vicina. Non capisco dove mi stiano portando perché la strada è completamente buia e prendiamo un’altra direzione rispetto a quella che avevo preso io per arrivare in quel posto. Mi fermo in continuazione per chiedergli dove stessimo andando! Terrore.
Alla fine riconosco il porto e vengo portato nella Guest House più cara del paese. Dopo un po’ mi addormento con un sorriso sulla faccia..

Il giorno dopo, un po’ più rilassato, mi sveglio e riprendo il battello per Luang Prabang.

2 Comments

  1. Ciao Andrea, ti seguo da un po sia su FB che sul blog, sono orgoglioso di avere un compaesano vero cittadino del mondo, non nego che sono invidioso, (nel senso buono) penso che sia stato da sempre il mio sogno, penso che non sia facile anzi, ma sicuramente è e sarà per te un’esperienza, che ti farà vedere la vita e il mondo in tutta la sua vera realtà e bellezza, e ne sarai lo specchio per tutta la vita.
    Anche io nel mio piccolo ho viaggiato (niente confronto a te), e sono stato 15 giorni in Thailandia (zone turistiche) Puket e Bangkok, sono stati a mio avviso dei giorni bellissimi sopratutto quelli dove lontano dai posti prettamente turistici dove ho conosciuto persone indimenticabili che mi hanno, con la loro semplicità e umiltà trasmesso tutta la loro energia positiva, mi sono innamorato di questo popolo e anche del buddismo e dei loro altarini presenti in tutti i giardini e case dei Thailandesi. Anche io come te ho visto uno spettacolo teatrale con le ombre, visto combattimenti di muai thay, paesaggi meravigliosi come le phi phi island, insomma grazie per avermi fatto rivivere quelle splendide emozioni.
    Spero che tu possa realizzare e avere tutto quello che desideri e che vorrai per la tua vita, anche se penso che tu abbia già tutto il necessario per vivere mille vite alla grande.
    Grazie per portarmi con te virtualmente in bici
    ( hai capito perché ti vengono i dolori alle gambe)
    Antonio Cherchi Bolotana

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