Andrea Got Lost

Travelblog di un globetrotter

Categoria: Laos

Indocina Low Cost – Manuale di sopravvivenza

Avete intenzione di intraprendere un viaggio low cost nel Sud Est asiatico? Ecco una piccola guida pratica.

Iniziamo dalle regole d’oro:

  • stay calm e non incazzatevi. Nella maggior parte dei Paesi dell’Indocina, ogni manifestazione d’ira non è accettata. Se qualcosa non vi va giù e il primo istinto è quello di insultare la persona che avete davanti in stile Marrabbio, avete due tattiche, di cui, specialmente i thailandesi, sono dei gran maestri; sorridere e ringraziare, oppure rimanere impassibili, voltare le spalle e andare via senza spiccicare parola.

  • Allo stesso modo è bandita ogni espressione di eccessivo gaudio. Quando ridete, se avete una risata alla Paola Barale, è sempre bene mettersi una mano davanti alla bocca per nascondere ugola e carie dentali. E cercate di ridere moderando i decibel per favore.

  • Evitate anche ogni tipo di smanceria come baci e abbracci. Sono cose intime riservate alle mura domestiche.

  • Quando vedete un bambino frenate tutti gli istinti materni/paterni e mettetevi le mani in tasca. A meno che non sia il/la figlio/a di un vostro amico, evitate di accarezzargli la testa. Non è mica un cane. Anzi, se evitate di toccarlo proprio, fate meglio. I genitori potrebbero offendersi e non rivolgervi la parola per il resto della vostra vita (chissene, direbbe qualcuno di voi, ma non dimenticate che non siete a casa vostra).

  • I piedi sono la parte sporca del corpo, di conseguenza nessuno ne tiene cura e usarli per qualsiasi altra cosa che non sia camminare è segno di maleducazione. Non toccateveli, non indicate né toccate cose, persone e animali.

  • Massimo rispetto per i monaci. I posti di dietro nei mezzi pubblici son riservati a loro. Voi donne non potete toccarli o fissarli a lungo. E copritevi, per non indurre in tentazione. Al loro cospetto sempre mani giunte, inchino e ringraziamento. Loro non vi caccheranno di striscio, ma non fateci caso.

  • A proposito di mezzi pubblici, al telefono cercate di non fare delle grosse chiacchierate con la mamma. Ogni chiamata più lunga di un “mamma sto arrivando, puoi buttare la pasta, di a babbo di venire a prendermi” viene considerata irrispettosa. I fatti vostri non interessano a nessuno.

  • Il Re è il Re. Massimo rispetto, altrimenti rischiate di essere cacciati dal Paese (soprattutto in Thailandia).

Il cibo.

Inutile che chiediate il grado di piccantezza di un piatto (poco piccante, medio, molto piccante). O molto piccante o niente. Non esistono vie di mezzo. E spesso, anche se chiedete un piatto non piccante, preparate le papille gustative a un’esperienza hot. Il peperoncino è parte integrante della cucina del sud est asiatico quindi aspettatevi un faccia a faccia con questa spezia almeno una volta.

Stesso discorso con le altre spezie. A me, per esempio, non piace il coriandolo e nonostante chieda di non metterlo, qualche fogliolina ce la trovo sempre. Secondo me lo fanno a posta.

Dimenticate cappuccino e croissant per colazione. Lo cercherete per almeno una settimana poi lo sostituirete con caffè americano (o liofilizzato) e toast, per poi finire, dopo qualche giorno, a mangiare quello che mangiano i locali: riso o noodles con carne. Piccante ovviamente. Sostanzialmente quello che poi mangerete anche a pranzo. Solo che a colazione lo accompagnerete con del caffè.

Si contratta su tutto, tranne che sul cibo. Di solito.

Lo sticky rice viene mangiato come noi mangiamo il pane, e si mangia solo con le mani! Immaginate come guardereste voi una persona che mangia una fetta di pane con forchetta e coltello…
E nel vostro piatto aggiungete i condimenti in piccole razioni, non fate gli italiani affamati, non siete a un matrimonio in Sardegna.
Imparate come si dicono le parole base, legate alla cucina, nella lingua locale: riso, noodles, fritto, bollito, arrosto, carne e verdure. Soprattutto se decidete di andare per la via dello street food. Nelle bancarelle che si incrociano per strada l’inglese non esiste, tanto meno i menu. E spesso i vegetariani si trovano a sorseggiare riso con verdure in zuppa di maiale, senza neanche accorgersene.

I vegetariani, infatti, avranno tante gatte da pelare.

Acqua sempre in bottiglia se non volete avere dei continui appuntamenti con il wc. A proposito, portatevi delle salviette o dei fazzoletti. Se siete fortunati vi beccate un rotolo di carta igienica sul tavolo, ma è un lusso che si trova in pochi posti. Quindi se non volete pulirvi il muso con la parte interna del polso come fanno i locali, arrivate preparati.

Gli amanti della birra, come il sottoscritto, non verranno delusi. Non è delle migliori, ma è abbastanza bevereccia e si trova ovunque a prezzi ridicoli (io in Cambigia e in Thailandia l’ho trovata anche a 0,25$).

Volete pagare con la carta di credito? Ahahaha.

In casa

Ci sono tanti modi di venire ospitati e stare a stretto contatto con le comunità locali. Ci sono tante web community oramai con cui è possibile farlo: Couchsurfing, Warmshowers, Bedswapping, WithLocals, HelpX, Workaway, solo per citare le più famose.

Quando venite ospitati, però, non aspettatevi di avere tutte le comodità che si hanno in Europa.

Per esempio in bagno. Non mi sembra il caso di ricordarvi che il tanto amato bidet esiste solo in Italia e in pochissimi altri Paesi. Dimenticatevi pure la doccia. Se siete fortunati avrete il braccio a disposizione da dove esce acqua fredda, altrimenti vi dovrete arrangiare con un bacinella o una cisterna (simile ad un abbeveratoio per animali) e un catino. Non esagerate con il sapone mi raccomando che poi è difficile sciacquarlo via.

Niente più capriole e acrobazie varie in bagno. Lo spazio è ristretto e spesso dovete fare attenzione a non scivolare e mettere un piede nel wc. Di quelli alla turca, senza sciacquone. L’acqua per far scomparire i vostri prodotti la prendete dalla stessa cisterna con cui vi fate la doccia. Percentuale di umidità elevatissima, così come è alta la probabilità di convivere con qualche fungo tra le dita dei piedi per qualche settimana, o forse mese.

Portatevi uno specchio portatile visto che i bagni non ne son sempre forniti. E anche la carta igienica. Paradossalmente viene usata più in cucina che in bagno. Non chiedetemi come facciano loro perché non ho mai chiesto e non lo voglio sapere.

In casa avete un letto con materasso in lattice con doghe il legno di frassino e cuscino ergonomico? Nel sud est asiatico avrete un materasso soffice quanto un pezzo di legno di compensato ricoperto con plastica che vi farà sudare per la prima mezz’ora e addormentare tutti gli arti per il resto della notte. I cuscini, invece, non sono niente male.

In casa niente scarpe, mai, per nessuna ragione. Anche se spesso il pavimento della casa è più sporco dell’asfalto.

Abituatevi ad avere come coinquilini non solo persone ma anche animali: gechi e formiche sono onnipresenti. Poi se siete simpatici vi vengono a trovare anche tante altre bestie tra cui zanzare, bruchi, lucertole, ragni e topolini.

Le strade

Sporche, con sacchi di spazzatura in ogni angolo, ovunque andiate. In città, nel paese sperduto in campagna, al mare o all’interno di un parco nazionale. E un giorno ho capito pure perché. Mentre pedalavo ho incrociato un ragazzino, nel sidecar che guidava la mamma, con un braccio teso e all’inizio pensavo stesse facendo il tifo per me, invece dopo qualche secondo – visto che sto diventando sempre più orbo – ho notato che aveva una grossa sacca in mano che nel giro di qualche secondo butta a lato della strada. Praticamente avevano un sidecar pieno di sacchi della spazzatura accumulata in chissà quanto tempo e quello era il modo di riciclarla!

Le strade sono molto trafficate ma, al contrario di quello che si possa pensare, sono, la maggior parte delle volte, abbastanza sicure e trafficabili! Se avete guidato a Roma, potete guidare ovunque da queste parti. Qui però il clacson non si usa per mandare a quel paese, con tanto di dito medio alzato, chi ti sta davanti, ma per dire “ahbbello, guadda che so’ dietro e te sto’ pe sorpassà!”

Chiedere direzioni? Quasi inutile. A prescindere dalle difficoltà linguistiche, pare che ci sia una seria difficoltà nel accordarsi sulle direzioni da dare per raggiungere un luogo. Appena ponete la domanda, la prima reazione è simile a quella che avreste voi se un passante a caso vi mandasse a quel Paese. Sconcerto e confusione. La persona a cui chiederete ha quasi sempre bisogno di aiuto e quindi chiama qualcuno. Ne segue una discussione tra loro due, in lingua locale, di qualche minuto. Iniziano poi a rivolgersi a voi, sempre in lingua locale, sbracciando e indicando punti diversi. Chi conosce alcune parole di inglese dice left indicando la destra e right indicando la sinistra. Insomma, per porre fine a questo show dovete ringraziare il prima possibile, prendere il telefono e aprire Google Maps.

I mezzi pubblici

Volete andare a trovare una zia che si trova in un paesello sperduto nelle montagne del Laos? Non vi preoccupate, ci sarà sicuramente un bus che per un pugno di dollari (e anche qualche pugno di polvere, se vostra zia abita veramente in Laos) vi ci porterà, ovunque voi siate. In qualsiasi Paese è semplicissimo trovare bus che coprono distanze inverosimili. Pur di risparmiare, i backpacker si sottopongono anche a 40 (sí, quaranta!) ore di viaggio in bus. L’aria condizionata non manca mai, non abbiate paura.

Soprattutto in Thailandia, la maggior parte dei bus sono dei mostri giganteschi super comodi, in altri Paesi invece, come in Cambogia, gli spostamenti avvengono per lo più con dei mini van, e alla fine del viaggio c’è bisogno di un mesetto di riabilitazione fisioterapica.

Gli orari esistono ma non esistono. Nel senso che troverete il tabellone con gli orari, ma il bus non partirà fino a che non è del tutto pieno. E se si riempie prima dell’orario previsto, t’attacchi al treno (o al bus, in questo caso).

Nelle stazioni aspettatevi di essere assaliti dagli aguzzini che lavorano per le diverse compagnie. E se arrivare in tuk tuk aspettatevi che uno di loro vi rincorra e con un balzo salga sul tuk tuk per convincervi che la sua compagnia sia la più cheap.

Bus, treni, barche diventano spesso dei mercati dove si vende di tutto, cibo, amache e pela avocado.

Altre volte invece sembra di essere in un carro merci. La gente trasporta una quantità assurda di bagagli. Io ho visto trasportare materassi, scooter e persino polli.

Per finire, preparatevi a un cambiamento linguistico. Il vostro inglese regredirà, volente o dolente. Addio parole ricercate e strutture grammaticali complicate.

Hallo non sarà più un semplice hallo, ma sarà seguito sempre da Massaaage! Il same si ripete sempre due volte. I can’t si dice cannot. E cosi via…

Anni e anni di studio buttati al cesso.

Laos, dove le montagne sono blu e i ponti di bamboo

Il Laos è unico, mi hanno sempre detto. E io dentro di me, stupidamente, ho sempre pensato come potesse essere così tanto diverso dai Paesi vicini.

Eppure questa differenza l’ho notata non appena ho attraversato il ponte che collega il Laos alla Thailandia.

In silenzio ho iniziato ad osservare incredulo l’aria di povertà presente in tutti gli angoli. Credevo di essermi abituato alle condizioni di vita del sud est asiatico, ma a quanto pare in Laos non esiste il limite del peggio. Le galline, le capre, i cinghiali, i topi, le mucche che popolano tranquillamente le strade e si confondo con il traffico degli scooter guidati da bambini senza casco hanno un colore diverso. La magnifica natura selvaggia ha un altro colore. E tutto si accende di innumerevoli e tristi contrasti. Le montagne si colorano di mille sfumature di blu. Il colore marrone del Mekong si confonde con il marrone delle capanne lungo il fiume. Le imbarcazioni dei pescatori si confondono con gli elefanti che pascolano lungo le sponde del Mekong. I bambini coperti di fango giocano beatamente con l’acqua inquinata. Le capanne si alternano a ristoranti e ai resort con vista panoramica appena costruiti. Alcune sponde sono collegate tra loro da dei ponti di bamboo, che quasi mai sopravvivono alla stagione delle piogge.

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Percorrendo le strade ci si riempie i polmoni di polvere. La mascherina diventa una parte integrante del viso. E per le strade le persone vendono il cibo ricoperto da un sottile strato giallognolo.
Tutto il resto è verde. Un verde leggermente sbiadito dalla coltre di nube bianca che ricopre ogni cosa. Un’immensa e infinita nube di fumo e di inquinamento.

Arrivo a Luang Prabang dopo due giorni di battello. Nonostante i dolori persistenti alle ginocchia decido di farmi un giro della città in bicicletta. Mi perdo per le vie polverose, percorro le strade lungo il fiume e mi siedo ad ammirare un meraviglioso tramonto, con un sole enorme e di fuoco che si rispecchia sulle acque del fiume, per poi nascondersi dietro le montagne. Ceno in uno dei ristorantini lungo il fiume e faccio un giro ai mercatini notturni, dove si può trovare di tutto, cartoline fatte a mano, gioielli e souvenir fatti dai resti delle bombe trovate nei campi minati, tessuti di vario genere e cibo a volontà!

Il giorno dopo, faccio conoscenza con dei ragazzi, prendiamo un tuk tuk e andiamo a vedere le meravigliose cascate di Muang Si, a quindici chilometri fuori città. L’offerta di attività outdoor nei dintorni è infinita. Escursioni in kayak, arrampicata, crociera sul Mekong, escursione con gli elefanti, trekking, visita ai villaggi ect ect. Io decido di prenotare una meravigliosa escursione giornaliera in kayak.
A neanche metà escusione andiamo a finire su uno scoglio e, per non far rovesciare il kayak, faccio un balzo verso l’esterno dimenticando di avere la macchina fotografica in grembo, quini bye bye foto.

Guardare un elefante mentre mastica è come guardare il fuoco..L’escursione vale ogni singolo centesimo. Pagaiare in mezzo a quelle formazioni rocciose e tutto quel silenzio è un esperienza unica. Ogni tanto incrociamo qualche pescatore e qualche gruppo di bufali che riposa beatamente nelle acque fresche del Mekong. Infine andiamo a visitare delle grotte e il villaggio di elefanti.

Faccio conoscenza con altri ragazzi e passiamo un bel po’ di tempo a ridere e scherzare.
Inizio a sentirmi più un backpacker che un avventuriero cicloviaggiatore.

Spendo quattro giorni qui in attesa che il dolore alle ginocchia passi ma niente, quindi prendo un bus all’ultimo minuto per Vang Vien, una cittadina a sud.

Il viaggio è uno dei più bei viaggi in bus che abbia mai fatto. I paesaggi sono mozzafiato. La strada, la 13, che attraversa da nord a sud tutto il Vietnam non è altro che una stradina di montagna tutta dissestata, a tratti in sterrato, dove a malapena c’è spazio per due corsie. Attraversiamo dei villaggi fatti con case di bamboo e facciamo slalom tra animali di vario genere.

Nel bus c’è l’aria condizionata ma una furbona decide di aprire il finestrino, facendo entrare tutto il caldo e la polvere che nel giro di qualche ora ricopre tutte le valigie e i sedili.

Mi mangio le mani in un solo boccone al pensiero che avrei potuto attraversare quella strada in bici invece sono seduto col naso sul vetro, rosicando e massaggiandomi le ginocchia! Che rabbia.

Dopo sei lunghe ore di viaggio arrivo finalmente a destinazione.

Van Vieng è un piccolo paese lungo il fiume e alle sue spalle si innalza una magnifica catena montuosa. Questo paese però, non è famoso per la sua bellezza naturale ma per le centinaia di backpackers che lo invadono, alla ricerca di oppio, meta anfetamine e marijuana. E litri di birra, ovviamente.

L’attività principale è il tubing. Ossia lasciarsi trasportare dalla corrente del fiume su delle ciambelle, bere litri di birra e arrivare alla fine del percorso più ubriachi possibili. Anni fa il governo ha dovuto intervenire visto che decine e decine di ragazzi hanno perso la vita.

Io incontro non uno, non due ma ben quattro ciclisti quindi passiamo un paio di giorni insieme a scambiare racconti di viaggio (niente anfetamine o oppio, giuringiurello).

Siccome non mi va di stare con le mani in mano decido di fare un po’ di trekking ai piedi delle montagne li vicino e verso l’ora di pranzo, quando fuori fa un caldo bestiale, visito alcune grotte.

Mi fermo per tre giorni..e anche qui il dolore alle ginocchia non sembra passare…

Prendo un altro bus per andare a Vientiane, la capitale, sia per comprare una macchina fotografica nuova che per visitare un medico…che mi ha detto che devo riposare per almeno due mesi..!
Con il morale un po’ a terra prendo un altro bus e mi dirigo verso sud, prima a Pakse, dove mi fermo due giorni e visito il Bolaven Plateau insieme ad altri ragazzi, poi ci dirigiamo tutti insieme alle 4000Islands, al confine con la Cambodia.
Ora mi ritrovo qui che ciondolo su un’amaca..a pensare al resto del viaggio!

© 2019 Andrea Got Lost

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