Ho fatto un sogno. Come capita per tutti i sogni, ho solo delle immagini sbiadite, ma ricordo bene ogni sensazione.

Ero in un luogo sperduto, forse un posto in mezzo al verde, a metà tra la campagna e il centro di un paese. Ecco, ora ricordo, credo che fossi nel mio paese natale, in Sardegna. Eravamo in un locale con le sedie e i tavoli di legno. Un legno che aveva però un odore diverso, un odore sconosciuto. Eravamo all’aperto, era buio, e tutt’intorno c’era il canto delle cicale e tanti altri animali notturni che non avevo mai sentito prima. Ero circondato da persone che ridevano e scherzavano. Inebriati dai fumi dell’alcool, erano felici, a turno facevano delle battute mentre tutti gli altri stavano zitti e dopo qualche attimo di silenzio tutti riprendevano a ridere sguaiatamente. C’era un’atmosfera conviviale, nell’aria c’era il sapore dell’amicizia. Molti di loro non li avevo mai visti prima ma in qualche modo pareva che fossimo amici di una vita. Non so p erché, ma io non capivo i discorsi, le battute, però ridevo lo stesso, preso da tutta quella positività e allegria. O forse ero preso anche io dai fiumi dell’alcool.

Sul tavolo c’erano bottiglie di birra e di whisky, tutte vuote. E cibo. C’era una quantità incredibile di cibo. Qualcuno ogni tanto portava un piatto nuovo. Nell’aria c’era profumo di carne e di alcool. Tra una sorsata e l’altra tutti prendevano una forchettata dal piatto centrale e lo portavano alla bocca, assaporando con gusto. Io ero sempre li che in silenzio osservavo e tra una risata e l’altra mangiavo un boccone. Mi sentivo pieno, ma come sempre mi accadeva in Sardegna, non riuscivo a smettere di mangiare. Spesso in realtà era mia nonna che non mi faceva smettere…

Che bello tornare a casa. Devo dire che non mi capita spesso di fare questi sogni, di riportare alla mente tutti questi odori, questi sapori, queste sensazioni.

C’era qualcosa di strano però. Quello che bevevo non sapeva di Ichnusa né di mirto, tanto meno di acqua vite. E quello che mangiavo era speziato, tanto speziato. Era tutto buonissimo ma niente sapeva di maialetto arrosto né di gnocchi alla campidanese. E in tavola non c’era il pane carasau o il pane di mio zio.

Ero stanco, volevo rientrare, ma come sempre i miei amici non volevano che rientrassi e siccome a me non ci vuole tanto per persuadermi, restai lì a lungo. Mi stavo divertendo, quindi non mi dispiaceva rimanere.

Qualche ora più tardi finalmente riuscii a rientrare a casa. Mi addormentai subito.

Sa wa dee ka!’ Buongiorno Andrea!
Il giorno dopo, come ogni mattina, Gun – la donna Thailandese che mi ospita – mi saluta, facciamo colazione e andiamo insieme a scuola. I bambini ci aspettano.
Sul tragitto vedo un locale all’aperto, con le sedie e i tavoli di legno. Sul tavolo ci sono bottiglie di birra e di whisky, tutte vuote.