Andrea Got Lost

Travelblog di un globetrotter

Indonesia – Bali – prime impressioni

Mi sveglio al canto di un gallo. Anzi in realtà erano tanti galli, molto fastidiosi. Realizzo di essere a Bali solo quando apro gli occhi e mi sento l’umidità addosso come se avessi passato un notte con la febbre. È un caldo infernale, sembra di vivere all’interno di una sauna e si suda costantemente, anche quando si è fermi. L’umidità è quasi sempre al 90%.

Mi ricordo quando la sera prima, mentre rientravamo a casa sotto la pioggia, chiesi a James se in quei giorni stesse piovendo tanto. La risposta fu “si per un’oretta massimo poi smette”. Smise il pomeriggio del giorno dopo.

A metà mattinata mi faccio coraggio e decido di uscire di casa ed esplorare Kuta, il paese dove sto. Piove talmente forte che nonostante la mantella antipioggia, nel giro di dieci minuti, mi ritrovo zuppo dalla testa ai piedi. Le strade sono dominate dalla più totale anarchia. Non esistono regole, ma solo uno scopo: arrivare a destinazione senza essere tranciati da un motorino.

Mi ritrovo in balia del traffico e dell’acqua che piano piano inizia ad inondare le strade. Non riesco più a pedalare e decido camminare anche perché i tombini non si vedono più. Un infradito mi scappa nella corrente e nel tentativo di recuperarla finisco in un canale di scolo, con l’acqua che mi arriva fino al bacino. Ovviamente, telefono, macchina fotografica e borsellino erano nei pantaloni. Tutti salvi per fortuna.

Mi fermo in un Warung, un ristorante locale, dove mangio qualcosa per pranzo a soli tre dollari. Nel primo pomeriggio smette di piovere e in un locale incontro Leo, un ragazzo argentino, anche lui un viaggiatore solitario, con cui spendo tutto il pomeriggio.

L’indomani vado in un negozio di biclette per comprarmi un contachilometri e passo un’oretta a chiacchierare con Abdul, il simpatico meccanico che lavorava li. Mi offre un giro veloce in scooter, mi accompagna a comprare una scheda sim e alla fine mi chiede di stare a casa sua!

In città sono praticamente l’unico che gira con una bicicletta.

Nel pomeriggio vado a visitare l’affascinante tempio di Tanah Lot, a circa 30 km dalla città. Ci metto più di due ore per arrivarci visto che mi perdo continuamente e a quanto pare non esistono le periferie. Tutte le strade a Bali sono trafficate e caotiche. Orientarsi non è semplice visto che le strade non hanno i nomi segnati e il GPS del cellulare non funziona proprio quando ti serve.

In un modo o nell’altro riesco a rientrare a Kuta e incontrare Abdul, con cui ci fermiamo a mangiare in uno dei miliardi di stand che vendono street food e poi andiamo a casa sua. Scopro che anche qui non esiste la doccia. Ci si lava con delle bacinelle e con l’acqua fredda (poco male!). Passiamo il resto della serata a parlare un po’ della cultura indonesiana e un po’ di quella italiana.

Quando decisi di venire in Asia lo feci perché avevo bisogno di un confronto culturale intenso. E così è stato. La lingua, il cibo, il modo di fare della gente, lo stile di vita, sono tutte cose che avevo considerato e che non vedevo l’ora di viverle in prima persona. Non credevo che l’impatto fosse così forte però.

Chi era pronto ad andare in bagno e accorgersi che non esiste lo sciacquone tantomeno la carta igienica e mi sarei dovuto arrangiare con un catino? Chi era pronto ad ingurgitare quantita’ industriali di riso? Chi era pronto a sentirsi costantemente spossato dal caldo e dall’umidita’? Dovere contrattare qualsiasi cosa, dover comunicare a gesti e monosillabi, pedalare in mezzo al traffico impazzito? Io non ero pronto ma devo dire che mi sto abituando molto velocemente! 🙂

2 Comments

  1. Come sempre in bocca al lupo per questa nuova avventura… il continente asiatico è meraviglioso, lo sono i posti, lo è la gente… e tu, sono sicura, continuerai a farci sognare ad occhi aperti…

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