Andrea Got Lost

Travelblog di un globetrotter

Mollo tutto e vado a vivere in un’isola della Cambogia – part 2

..segue da qui..

A partire dalle sei del pomeriggio tutto cambia e la baia acquisisce un qualcosa di magico. 20160510_181309 20160510_182935Al tramonto il cielo si dipinge di colori indescrivibili a parole. Il cielo si infiamma e tutti lo ammirano in silenzio. Tutti seduti sul porticciolo, che sembra quasi la via d’accesso al paradiso.

Per terra sbucano conchiglie con dentro i molluschi che corrono da una parte all’altra e nell’aria c’è una leggera brezza che trasporta l’odore di bbq e di pesce alla griglia.

Gli esseri umani che vivono o mettono piede in questa baia, sono un altro aspetto interessante di questo piccolo micro-mondo.

Ci sono i cambogiani di passaggio che, come ho già detto, vengono rincorsi dai cani razzisti per tutta la spiaggia fino a che non spariscono. Spesso si stendono nelle nostre amache non curanti dei nostri sguardi alla “scusi, questo sarebbe il nostro resort”.

Captain!

Captain!

Con i colleghi cambogiani si comunica attraverso l’uso di una sorta di esperanto composto da 10 parole in inglese e 10 parole in khmer (o simili) e tanti, tantissimi gesti – ognuno diventa un mimo pro dopo alcune settimane. È stata una bella sorpresa scoprire quante piacevoli e esilaranti conversazioni si possono avere con un repertorio linguistico così limitato.

La comunicazione diventa ancora più fluida quando si ingurgita qualche bicchiere di birra (o whiskey cambogiano da due dollari a bottiglia) in più. E questo succede praticamente un giorno si e l’altro pure. In queste serate può succedere di tutto. A volte vedi Kie, il nuovo capitano, che corre in mutande verso il porto. Così, senza motivo. Altre volte vedi un altro collega che rincorre una mucca con una fionda in mano. Wansi, il piccolo della famiglia, che gioca sopra una barca di polistirolo nel laghetto melmoso dietro il resort, le cuoche che dormo nel ristorante distese per terra, i clienti giapponesi che mentre si fanno il bagno utilizzano le giacchette di sicurezza come vassoio galleggiante per sostenere le birre, e tante, tantissime altre scene che a volte ti fanno pensare di essere parte di un fumetto di Topolino.

Qui, il concetto spazio temporale è alterato da una serie di eventi simil-paranormali.

Strane serate

Strane serate

La gente dorme per dodici ore consecutive, si fa delle grosse risate – contagiando tutti – senza nessun apparente motivo. Pur avendo la possibilità di svolgere diverse attività, la gente rimane per settimane e settimane qui, senza mai muoversi, a sorseggiare deliziosi caffè khmer, distesi sull’amaca, a sonicchiare e ammirare il mare e Koh Koun, l’isolotto selvaggio qui davanti – dove quasi nessuno vuol mettere piede visto che si pensa essere maledetto. Sembra interessante il paesello lì in fondo. Chiedono le persone. Mmh, sí, credo di si, non ci son mai stato. Rispondono i clienti o volontari che stanno qui da settimane.

Durante la stagione delle piogge, spesso arrivano dei grandi acquazzoni, ma che non annullano il fascino dell’intera baia. La gente continua a stare distesa nelle amache ad ammirare il mare e Koh Koun.

Sì, tutto è molto bello, ma si può sapere cosa stai facendo in quest’isola e come passi le giornate?

Se è questo che vi ronza per la testa..beh ecco qui una mia giornata tipica.*

Chnan, chnan!

Le passeggiate ecologiche

Mi sveglio le mattine con il suono del mare, appena sento che il bungalow inizia a riscaldarsi. Vado a fare colazione a base di uova fritte, pancetta e caffè cambogiano. A volte, invece, mi basta un pancake con banana e nutella. Poi mi dirigo verso la reception e aspetto i clienti che arrivano dalla prima barca, intorno alle dieci. Li accolgo a petto nudo, con una sigaretta in bocca al sapore di tabacco cambogiano ammuffito. Mi risiedo nel mio sgabello dietro la reception e osservo il sole che passa da una parte all’altra dell’isola, per l’intera giornata. A volte mi verso un cocktail, a volte mi fumo un’altra sigaretta oppure vado a correre al tramonto, o leggo, o faccio finto yoga sul ponticciolo. Ci sono volte che mi alzo, mi tolgo la maglietta e corro verso la spiaggia, poi mi tuffo, facendo attenzione alle stelle marine appuntite.

I bagni con Wansi

I bagni con Wansi

Altre volte passo le giornate con Wansi, gli insegno a nuotare, facciamo i salti in acqua, giochiamo ad acchiapparello, gli metto due cerotti nei piedi per curare le sue ferite pressoché invisibili, poi lo porto in braccio a letto appena lui mi dice “Andrea sleep” e mi da un bacio sul braccio. E i miei istinti paterni sono più che soddisfatti.

Ci son delle volte invece che mi sdraio in un’amaca o mi siedo sull’altalena appesa su un albero, e osservo l’orizzonte per ore.

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I bambini del paesello

20160807_141501-01 Ogni tanto vado al villaggio, compro qualche manicaretto, faccio lo slalom tra i bambini nudi che giocano con il fango e vado a bermi un cocktail e ammirare il tramonto da un’altra prospettiva. Un giorno son rimasto al villaggio tutta la notte e ho festeggiato il capodanno cambogiano con i locali. Son rientrato alle quattro abbracciato a un vecchio ubriacone, ridendo come vecchi amici nonostante nessuno dei due capisse quello che diceva l’altro.

Le serate con I colleghi

Le serate con i colleghi

A volte taglio i capelli, costruisco delle passerelle in pietra, aggiusto le capanne, raccolgo le foglie, faccio i massaggi dietro offerta, sto al bar a fare cocktail e al ristorante a servire. Tutto in una giornata. Altre volte andiamo a farci lunghe passeggiate ecologiche per la spiaggia (ossia andiamo a raccogliere monnezza).

Da quando sono arrivato non ho più usato un paio di scarpe e i miei piedi son duri come quelli di un cinghiale. In valigia ho solo un paio di magliette e qualche pantaloncino, che lavo a mano una volta alla settimana.

Passatempi..

Passatempi..

Poi le sere, tutti intorno alla reception, giochiamo a jenga o a carte, e facendo due chiacchiere scoliamo un paio di birre sbellicandoci dalle risate.

Alcune notti andiamo a fare il bagno – spesso nudi – sotto un cielo stellatissimo e immersi nell’acqua illuminata dai plancton. Vi immaginate? L’acqua si illumina appena ci si immerge!

Poi la mattina successiva mi sveglio con il suono del mare, appena sento che il bungalow inizia a riscaldarsi. Vado a fare colazione…

Ma l’attività che mi piace di più è il diving – le immersioni. Già, perché nel frattempo, oltre che ammirare il tramonto, Ko Kuong e i vari animaletti, sorseggiando un cocktail ciondolando nell’amaca, son diventato il manager e il dive master del resort. Quasi ogni giorno porto i clienti a immergersi nelle acque calde che circondano la baia.

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Il mondo lì sotto è incredibile, dove il tempo rallenta e gli spazi spariscono, tutto sembra immenso, infinito. Lì sotto ti senti perso ma al riparo. Tranquillo ma eccitato. Ti senti in un altro mondo.

E io adoro passare da un mondo all’altro, giocare e sentirmi bene. E sembra quasi impossibile stancarsi di questi mondi.

* tratto e rivisitato da un’intervista, che potete trovare qui

3 Comments

  1. Sembra che tu abbia trovato la tua perfetta dimensione, il tuo mondo…buona vita Andrea!

  2. Meraviglia

  3. Fantastico, quello che probabilmente sogna ognuno di noi. Trovare la giusta dimensione per la propria vita! Tu ci sei riuscito. Buona vita Grande!!!

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