Quando si parte per un viaggio a lungo termine e senza una meta ben precisa bisogna essere pronti a farlo senza un piano ben preciso. Averne uno è una perdita di tempo. La mattina bisogna svegliarsi e decidere cosa fare, semplice.
Avevo un’idea generale di come affrontare questo viaggio e cosa visitare, ma non è servito a niente. Ogni piano cambia come il giorno e la notte.

Finita l’esperienza indonesiana, infatti, decido di prendere il volo per Singapore visto che due miei cari amici hanno deciso di raggiungermi per spendere il capodanno insieme.

Imballare la bici in aeroporto è una cosa che odio e cerco di fare il meno possibile ma ultimamente sta succedendo spesso, quindi ormai ci ho preso la mano e nel giro di 10 minuti (a parte quando devo combattere mezz’ora per togliere i pedali!) riesco a impacchettarla per bene, sotto l’occhio curioso di mezzo aeroporto.
Arrivo a Singapore. Scusi dov’è l’uscita? Chiedo. I taxi son da questa parte, i mezzi pubblici da questa. Risponde la signorina del punto informazioni, con un accento inglese quasi incomprensibile. No, guardi io ho la bicicletta, dove posso uscire? Dico indicando Bruna. No, allora non può uscire, non c’è l’uscita per le bici. Mi risponde spaesata. Ok grazie. Le dico, dirigendomi verso un altro punto informazioni. Scusi….No, non può uscire in bici, l’uscita è solo per le macchine. Sconcertato, vado a fare la fila per i taxi, salgo in sella e sgattaiolo via in fretta e furia. Questo, ho capito in seguito, rispecchia molto la tipica accoglienza di Singapore. È raro trovare un posto così inospitale.

Per fortuna ci sono i Warmshowers!
Vado a casa di Jia, una ragazza conosciuta su Warmshower, per l’appunto, che si è resa disponibile per farmi lasciare Bruna e i bagagli a casa sua per alcuni giorni. Metto nello zaino due abiti a caso e il minimo indispensabile per due settimane e vado in ostello. La mattina successiva prendo il bus per Kuala Lumpur e, dopo un lungo viaggio di cinque ore, incontro Giorgio e Riccardo. Ci siamo incontrati nella stazione principale, trovati quasi per caso in mezzo al caos. Rivedere facce familiari dopo un anno, amici, veri amici, è stato un momento che aspettavo da mesi!
Con la macchina che abbiamo noleggiato ci dirigiamo a Malacca, una città a Sud di KL dove, dopo alcuni tentennamenti, decidiamo di fermarci e passare il capodanno.
Nel 2008 Malacca è stata proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Un italiano quando sente parlare di Patrimonio dell’Umanità si immagina posti come Roma, Parigi, Venezia o Siena, quindi le aspettative sono abbastanza alte. Appena arriviamo a Malacca ci accorgiamo subito che dobbiamo ricrederci, visto che il centro storico non è altro che una strada colma di negozietti con souvenir per i turisti e ristoranti con prezzi ben al di sopra della media malesiana (parlare di prezzi alti mi sembra esagerato).
Iniziamo a girovagare per la città senza una meta ben precisa, mangiamo e beviamo e alla fine ci fermiamo in un baretto locale con (terribile) musica dal vivo e birra super economica. Conosciamo due ragazze olandesi con cui passiamo un po’ di tempo insieme a bere e fare dei giochi di carte stupidissimi.
Decidiamo di passare il capodanno in piazza. L’unico problema è che in piazza non solo siamo gli unici occidentali, ma siamo anche gli unici con le bottiglie di birra in mano (nonché una scorta di alcool negli zaini). Passiamo una notte da leoni (tutte le cose che abbiamo fatto quella notte sono quasi inenarrabili ) e l’indomani mattina scappiamo dall’hotel lasciando la camera sottosopra.

Visto che il trekking nel Taman Negara (il parco nazionale più famoso in Malesia) è saltato a causa del maltempo, ci dirigiamo, insieme alle due ragazze olandesi, verso le Cameron Highlands, dove facciamo una breve passeggiata prima nella foresta pluviale e poi tra le piantagioni di thé. La cosa più interessante di questa tappa è stato il pernottamento. Siamo arrivati a Tanah Rata senza aver prenotato l’ostello e a nostra grande sorpresa tutti i budget hostel erano sold-out. Parlando con il proprietario di un ostello concordiamo di farci dormire nella libreria, su dei materassi. Eravamo nella strada principale e ci è costato 5 Euro a testa, cosa potevamo chiedere di più!

In Malesia i paesaggi, ovviamente, sono molto diversi da quelli australiani. Al posto degli eucalipto ci sono le palme, al posto delle distese di deserto, ci sono distese di vegetazione tropicale. Nelle strade non bisogna fare slalom tra cadaveri di canguri e al posto del caldo secco e cocente c’è un caldo torbido, umido e soffocante.

Il giorno dopo ripartiamo, lasciando lì le ragazze olandesi, alla volta di Ipoh, una cittadina in mezzo al niente, che non offre niente di che, se non dei buoni ristoranti e dei templi costruiti sulla roccia (che i miei cari amici non mi hanno fatto visitare!). Anche qui siamo riusciti a passare una serata memorabile accompagnati da un avvocato e un poliziotto (e fiumi di birra ovviamente), i quali ci hanno fatto compagnia tutta la sera e ci hanno offerto cibo e birre.

Il giorno seguente partiamo alla volta di Penang (dove si trova Georgetown, una cittadina molto graziosa sul mare, famosa per la vita notturna, il cibo di strada e la street art), dove stiamo tre giorni.

…continua Part 2