Andrea Got Lost

Travelblog di un globetrotter

Tag: blog di viaggi

Mollo tutto e vado a vivere in un’isola della Cambogia

 

Che titolo banale, penserete. Ma è successo proprio così. E quando dico “è successo”, intendo che è successo veramente, nel senso letterale della parola. Quasi per caso, senza programmarlo.

“Nel resort non c’è elettricità né wi-fi”. Mi dissero nell’ufficio.

Sì, lo voglio, pensai. Proprio quello di cui avevo bisogno.

Io stavo scappando da tutti i flash dei cinesini che presi da un attacco di esasperazione, con il dito impazzito, sparaflesciavano i templi di Ankor Wat e dintorni, dai tuk tuk driver che ti rincorrevano per venderti funghi allucinogeni, marijuana, cocaina, Viagra, prostitute e, per finire, servizio taxi. Stavo scappando, dal caldo infernale, dalle strade polverose, dalle stazioni dei bus che caricavano e scaricavano orde di backpackers come bestiame in vendita. Scappavo dagli inglesotti dal pelo ginger che con la canottiera del Sakura Bar (un locale di Van Vien, in Laos, dove i backpackers vanno a distruggersi i neuroni in cambio di una di queste canottiere) che ti distribuivano volantini per il prossimo full moon/rave party – ovviamente a base di funghi allucinogeni, marijuana, cocaina e così via. Scappavo dagli scooter impazziti, dagli effetti collaterali delle Happy Pizza (non mi sembra il caso di spiegarvi cosa siano). Dalle giornate di full immersion depression nei campi di sterminio e nelle prigioni di Phnom Phen, dalle signorine che strillavano nei karoke dei locali del centro. Scappavo dal dolore alle ginocchia che ormai era diventato un compagno di viaggio.

Scappavo da tutto questo. Ma non fraintendetemi. Amo la Cambogia, sul serio!

Decisi di concedermi un periodo di relax, al di fuori di tutto ciò, quindi presi il traghetto per dirigermi a Koh Rong Sanloem, al largo di Sihanoukville. Un’isola pacifica, lontana dai circuiti del turismo di massa.

“Il ponticciolo”

Appena misi piede nel porticciolo sentii che sparirono tutte le energie negative accumulate nelle ultime settimane così come il broncio che ogni tanto faceva capolino sul mio viso. Iniziai a camminare illuminato dai raggi del sole che si rispecchiavano nel bianco del porto, trasmettendomi una sensazione di benessere incredibile.

Decisi di fermarmi un paio di settimane, per rilassarmi e staccare un po’, presso l’EcoSea Resort Dive Center, dove, in cambio di vitto e alloggio, avrei dato una mano un po’ qui un po’ la, prima di proseguire per la prossima tappa: il Vietnam. Almeno questo è ciò che pensavo.

Mi sveglio e...

Mi sveglio e…

Venni avvolto subito da tutte le energie positive che circondano questo posto: l’acqua cristallina, l’immensa spiaggia, gli animali, il cielo, gli alberi della giungla, le persone. Tutto è circondato da un’aura di benessere che trasmette felicità e tranquillità in ogni momento.

L’acqua cristallina

I nostri bungalow, la mia casa

I nostri bungalow, la mia casa

L’acqua a volte è di un’affascinante azzurro chiaro, altre volte si tinge di un bel verde cristallino, altre, invece, quando arriva la pioggia, si colora di un intenso blu. Nei fondali ci sono giganti e carnose stelle marine, arancioni con macchie nere. Seduti nel porticciolo si possono ammirare i pesci tropicali che si divertono sotto di te oppure enormi banchi di barracuda o altri pesci volanti che saltano fuori dall’acqua per decine di metri proprio davanti a te, come se volessero dirti “guarda che belli che siamo, ammiraci”.

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I giorni di pioggia..

Il mare è calmo, calmissimo, silenzioso. Quando arriva la pioggia e il vento invece, si sollevano delle piccole onde, ma che non disturbano la tranquillità data dal silenzio che circonda il mare.

Incontri inaspettati

Nella spiaggia ci sono centinaia di molluschi e conchiglie di ogni genere. Alcune notti, invece, arrivano delle grandi mareggiate, e il giorno successivo ci si trova qualsiasi tipo di rifiuti: pannolini, plastica di vario genere, assorbenti, siringhe e reti da pesca. Altre volte si fanno degli incontri inaspettati. Una volta, per esempio, abbiamo trovato un dildo in legno. Un’altra volta, invece, si è spiaggiata una piccola barchetta di polistirolo con dentro un cambogiano ubriaco marcio che, cullato dalle onde del mare, dormiva beatamente.

Altre volte arrivano imbarcazioni private con sposini o immensi gruppi di disinvolti asiatici, che in tempo zero si trovano gli occhi di tutti noi puntati, come per dire “cosa ci fate qui, questa è la nostra casa”.

Due volte al giorno arriva la macchina del futuro, il grande e grosso speed ferry che traghetta orde di turisti dalla terra ferma a Koh Rong, l’isola festaiola a nord. Pochi si fermano qui.

Le sere, poco prima di cena, arriva la supply boat, la barca con tutti i nostri viveri e il ghiaccio per tenerli al fresco, che trasportiamo con un carretto fatto con un paio di vecchie assi e due ruote di motorino. Poi c’è la nostra barca, quella che usiamo per portare i turisti a fare immersioni o escursioni di vario genere. Dentro ci viveva il captain, un anziano signore senza denti che con il suo silenzio e il suo sorriso ammaliava tutti. Poi è andato in pensione, salutandoci tutti dalla barca e con gli occhi lucidi.

A volte arriva qualcuno da M’Pai Bay, l’unico villaggio dell’isola, situato nell’altra sponda della baia. Per il resto non abbiamo tanti contatti con il mondo esterno. A parte il nostro amato smarphone, ovvio.

I nostri cani

I nostri cani

Poi ci sono gli animali. I “nostri” (nel senso che li cibiamo con gli avanzi) cani fanno da padroni. Un gruppo di una decina di bastardi tutti uguali – a parte Cici, l’ugly scruffy dog – che non fanno altro che godersi il sole per la maggior parte della giornata, ammaliare i clienti con i loro sguardi teneri, giocare a mordersi e farsi male, abbaiare ai cambogiani di passaggio (son seriamente convinto che siano razzisti, visto che abbiano sempre e solo i cambogiani) e rincorrere le mucche. Già, perché intorno alle cinque del pomeriggio, dalla foresta, arrivano le mucche che ci rendono gratuitamente un servizio di tosaerba.

Le nostre amiche mucche

Le nostre amiche mucche

A volte, dei cani che continuano ad abbaiare per spaventarle, se ne fregano beatamente, altre volte, invece, nessuno sa per quale motivo, impazziscono. Allora iniziano a correre, vanno a finire sulle amache che manco a Paperissima si vedono certo scene, o rompono i tubi dell’acqua, oppure vanno in spiaggia a litigare ed ad incornarsi le une con le altre. Una volta son dovuto correre in spiaggia con una mazza da baseball per separarle. Una mucca morta da diversi quintali di chili non è mica semplice da rimuovere dalla spiaggia!

Poi ci sono i pipistrelli, i topolini, le lucertole, le coloratissime farfalle e le enormi falene, i serpenti e gli eserciti di formiche carnivore che ogni tanto fanno capolino nei bungalow o nella reception. Una volta nel bel mezzo di una tormenta un pitone di quasi tre metri ha deciso di cercare riparo proprio sotto il mio letto, alle quattro del mattino. E non se ne voleva andare via, quindi ho deciso di riaddormentarmi (son qui che scrivo, quindi son sopravvissuto).

Un’altra volta Srey Mai, la signora delle pulizie, mi chiama, e con una zappa in mano mi dice “you look”. Zak, in tempo zero da una zappata nel mezzo del fiumiciattolo che scorre affianco al resort e ne tira fuori la testa di una vipera. “Me eat. Chnang” (buono).

Un’altra volta, un signore australiano decide di catturare un altro tipo di vipera e di rilasciarla subito dopo nel bel mezzo della reception. Dopo qualche ora me la son ritrovata sopra la testa.

Puppies!!

Puppies!!

Ordinaria routine insomma.

I coinquilini fissi, invece, sono i geki Takó. Una varietà comune dell’Indocina. Grandi a volte quanto un avambraccio, verdi con macchie arancioni o striature blu. Sono ovunque e amano cibarsi degli insetti che svolazzano attratti dalle luci. Più di una volta ci è capitato di fare il tifo mentre rincorrono le falene…che manco gli hooligans inglesi!

Quando cantano, invece, tutti in silenzio. Il loro suono è peculiare (come se dicessero “Taa Koo” per l’appunto) e si dice che portino fortuna.

I coinquilini

I coinquilini

Di solito cinque canti dovrebbero bastare per avere una giornata relativamente fortunata.

Un altro aspetto dei geki che ho imparato osservandoli, è che gli piace defecare sempre nello stesso punto – non so però quanto vi possa interessare questa informazione.

Quando vediamo tutti i cani della baia correre e abbaiare verso la giungla capiamo che il momento è arrivato: sono arrivate le scimmie! Facciamo appena in tempo ad arrivare all’interno della foresta, vedere due ombre che saltano da un albero all’altro, che le zanzare ci assalgono e ci costringono a ritornare al nostro habitat.

I clienti a caccia di serpenti

I clienti a caccia di serpenti

Ecco, le zanzare sono gli altri animaletti simpatici che ci fanno compagnia, a parte quando ci ricopriamo di spry chimici o di zampironi alla citronella.

Uccelli niente. I locali ne vanno matti (o forse si divertono semplicemente a giocare con la fionda) e praticamente tutti gli uccelli della baia finiscono nelle pentole dei colleghi. Grande orrore una volta quando ho visto la cuoca che soddisfatta spennava due tucani meravigliosi!

I colleghi non sprecano proprio niente e spesso rientrano con sorriso compiaciuto e alla mano sacchi pieni di esserini saltellanti: i rospi che popolano l’intera baia.

Per non parlare poi dei chili di pesce che si pescano giornalmente.

Chnag chnang, tutto è chnang, buono.

..segue qui..

 

Partenza e arrivo a Bali

Eccomi qui, pronto a partire. Nuova avventura, nuovo blog.

È arrivato il momento di partire e finalmente riconosco quella sensazione. Sono pronto. Fino al giorno prima, infatti, mi sembrava di non esserlo. Mi sembrava di non riuscire a realizzare che stessi partendo, per l’ennesima volta. Pareva che stessi galleggiando in un limbo indefinito. Mi sembrava di perdere tempo e, piuttosto che pensare alla partenza e pianificare il viaggio, mi ostinavo a fare dell’altro. Di pianificare non ne avevo proprio intenzione. Non so bene perché. Quindi lasciai semplicemente passare il tempo.

Così arrivò il tanto atteso giorno.

“Andrea credo che il tuo volo sia stato cancellato.”

La notte prima della partenza credevo di aver fatto questo incubo. Credevo fosse un incubo dovuto dal quello strano presentimento che avevo ormai da giorni (insieme ai fumi dell’alcool del giorno prima). Invece no, erano le nove del mattino del 13 Dicembre, il giorno in cui avevo prenotato il volo da Sydney a Bali e quella era la voce di Josh, l’amico da cui ero ospite per una settimana che lavora per la stessa compagnia aerea.

Dopo attimi di panico riesco a farmi spostare sul volo del giorno dopo, quindi spendo un altro giorno a Sydney. Giusto per sperperare qualche soldo in più.

La notte non riesco a prendere sonno e la mattina dopo, appena spuntano i primi raggi di sole, mi sveglio con l’ansia di risentire di nuovo quella voce. Mi preparo e verso le dieci sono in aeroporto. Sette ore e mezza prima del volo, giusto per non mancare di prudenza.

Anche questa volta mi sentivo che qualcosa doveva andare storto, infatti, dopo mezz’oretta scopro che – diversamente da quello che credessi – è impossibile trovare una scatola in cartone con cui poter impacchettare Bruna. All’improvviso, però, si presenta quella che in molti chiamano una “bella botta di culo”. Vedo un signore che trasporta una bicicletta all’interno di un imballaggio uguale a quello che serviva a me.

Scusi le posso chiedere dove ha preso questo cartone? Chiedo.

L’ho presa in Svizzera, sono appena arrivato, se ti serve te la posso dare. Risponde lui.

Dopo aver ringraziato ripetutamente lo svizzero passo delle ore a cercare di mettere Bruna dentro quel che resta del cartone tutto sbrindellato e, tre ore prima del volo, faccio il check in.

Sento quell’adrenalina finalmente. Quell’adrenalina che non vedo l’ora di sentire ogni volta che prendo un volo, ogni volta che parto.

La Jetstar è una compagnia tremenda. Dopo essere partiti un’ora e mezza in ritardo e essermi fatto spennare per due bocconi al limite del commestibile, trascorro sei ore di volo affianco a due bambini viziati che hanno messo alla prova la mia tolleranza.

Arrivo a Bali con quasi due ore di ritardo, il mio bagaglio arriva dopo un’interminabile e agognata attesa. Il ragazzo da cui stavo ospite mi aspettava fuori da più di un’ora e dopo aver aspettato un Uber (l’unico modo di non farsi carciofare dagli assatanati taxisti all’uscita dell’aeroporto), arriviamo a casa verso l’una di notte. Fuori piove, si suda da fermi e l’umidità ti si appiccica addosso.

Nel giro di pochi istanti assisto a quello di cui parlano tutti: il traffico indonesiano. Una roulette russa. Motorini ovunque, il casco e i semafori rossi sono un’optional e le corsie pure. Persone che camminano in mezzo al traffico e driblano con nochalance le macchine che sfrecciano all’impazzata, spesso contromano. Nessuna precedenza, tutto è scandito dal suono del clacson. Le ragazze si siedono di lato come delle principesse e con i capelli all’aria salutano i turisti ai lati delle strade.

Benvenuto a Bali, mi dice l’autista.

© 2019 Andrea Got Lost

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